Golf GTI mk1
Il piacere di sentire la meccanica.

Il piacere di sentire la meccanica.
Sapete che amo le auto, sapete anche che non ne possiedo una e sapete ancora di più che appena potrò comprerò una Tesla con pilota automatico.
Dopo 12 anni da patentato ho finalmente guidato la GTI di papà, auto storica di 36 anni, ancora perfettamente funzionante e con tutte le componenti originali.
Giro la chiave dando un po’ di gas ed immediatamente godo delle leggere vibrazioni del 1.6 al minimo. Il cambio è leggermente “pastoso”, gli inserimenti non sono secchi e decisi come mi sarei aspettato da una rampante vetusta. Il volante, non servoassistito, è decisamente pesante, ma si alleggerisce il giusto appena in marcia. Il cruscotto è illuminato da una fievole retroilluminazione giallognola dei tempi e mio padre regola l’orologio sulla plancia che nel tempo ha perso qualche battito di tanto in tanto. Giù per la discesa di casa mia pesto forte sul freno e ci fermiamo dolcemente: mi piace il freno così duro perché molto modulabile e trasmette bene al piede quanto i ferodi stiano stringendo i dischi anteriori.
I 110 cavalli e i pochi Nm di coppia(chissà quanti ne sono rimasti dopo 36 anni…) spingono bene gli 810kg che non appesantiscono il piccolo 1.6. Il cambio dapprima pastoso, in corsa guadagna di precisione ed è un piacere sentire vibrazioni e meccanica tramite la pallina da golf alla sua sommità.
Dopo i primi km inizio ad apprezzare sempre di più quanto l’auto sia trasparente: tramite i sedili Recaro riesco a percepire le asperità della strada, il volante mi trasmette chiaramente cosa stiano calpestando le ruote anteriori, la trasmissione mi avverte se una candela ha saltato il suo turno…
Credo che la combinata auto self-driving e auto d’epoca sia perfetta per chi ama guidare: potremmo finalmente dimenticarci dell’orrido commuting e godere solamente delle strade di campagna dentro un pezzo di storia dell’automobilismo.